GIGI E ROSS in

ANDY E NORMAN

SPETTACOLO2

Spettacolo3

GIGGI E ROSS in

ANDY E NORMAN

Andy e Norman è una storia di amicizia fra due uomini prima, e poi fra i due uomini di prima e una donna all’improvviso… Ma è anche una storia d’amore in tempi simultanei degli stessi due uomini verso la medesima improvvisa donna. Amore perché ci si può innamorare anche solo dell’amore in se e farsi da esso sbatacchiare emotivamente, o amore come sentimento di completo trasporto tenuto ben nascosto verso una lei o un lui precisi perché… capita che dal nulla, a volte, il caso faccia scaturire una scintilla di vita fra un lui e una lei o viceversa… o viceversa ancora e ancora e ancora viceversa. Se vi sembra che il concetto sia un po’ troppo ripetitivo o abbia qualche stramba nota di surreale, si, è così; ma la sensazione è dovuta solo al fatto che i tre personaggi di cui vi parlo sono decisamente strambi e anche sanamente surreali. O se vi sembra che la storia sia solo e tutta qui… allora vi chiederei l’atto di fiducia di farvela raccontare perché c’è modo e modo di narrare una storia semplice, e quello che abbiamo scelto noi è decisamente stravagante e pieno di piccole inattese epifanie. Da sempre mi piace, nel dirigere colleghi attori, cogliere attraverso il loro talento le malattie curiose della natura umana. Il genere comico è un ottimo modo di raccontare le nostre imperfezioni avendo sempre, e ben presente come scopo finale quello di regalare non tanto una soluzione o un’assoluzione (ma poi da che?) al pubblico, ma piuttosto regalare uno specchio elegante e lindo dentro al quale, se non guarirci, almeno sorvegliare le nostre febbricitanti, piccole, indifese anime.

contatti 

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DOVE SIAMO

 

STORIA DEL TEATRO DIANA

Il 16 marzo 1933 venne inaugurata la storica sala vomerese dall’allora principe di Piemonte, Umberto di Savoia alla presenza dei numerosissime autorità cittadine.
Fu Giovanni De Gaudio, padre di Mariolina de Gaudio, che pensò di aprire un teatro sulla collina di Napoli, dove il verde andava scomparendo per far posto al nuovo quartiere. Grandi artisti si alternarono sul suo palcoscenico: Ermete Zacconi, Maria Melato, Armando Falconi, Irma ed Emma Gramatica, Paola Borboni, Vincenzo Scarpetta. Raffaele Viviani vi portò le sue commedie ricche di umanità e fu al Diana che avvenne la rottura definitiva tra Eduardo e Peppino De Filippo. Vi debuttarono le prime scintillanti riviste di Totò, Macario, Dapporto, Rascel, Wanda Osiris, Isa Bluette, Walter Chiari, Alberto Sordi. Dopo la guerra il Diana risorse dalle lacerazioni dei bombardamenti e riprese le stagioni teatrali con grandi attori come Nino Taranto, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Giorgio Albertazzi, Dario Fo, Giorgio Gaber, Mariangela Melato ed è sul palcoscenico del Teatro Diana che Marcello Mastroianni ha recitato le sue “Ultime Lune” , fino alle ultime validissime nuove generazioni teatrali che si alternano ancora oggi nella sala del teatro Vomerese.
Il Teatro Diana è l’unico in Italia che da più di ottant’anni viene gestito ininterrottamente dalla stessa famiglia con grande professionalità, ottenendo i più ambiti riconoscimenti teatrali e attestandosi fra i primi teatri italiani, cercando di promuovere sempre le più interessanti stagioni teatrali.

VILLA FLORIDIANA

 

 

 

 

 

 

A POCHI PASSI DAL TEATRO E’ POSSIBILE VISITARE IN MODO GRATUITO LA VILLA FLORIDIANA

 

Villa Floridiana si trova in via Cimarosa 77.
Nel 1814, morta la regina Maria Carolina, Ferdinando IV rimase vedovo anche se, visti i difficili rapporti con la moglie, da tempo aveva avviato una serie di relazioni extraconiugali. Tra queste, la più duratura fu con Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia, che il re sposò (1815) morganaticamente, ovvero senza che la moglie potesse ottenere il titolo di regina. Come dono di nozze, il sovrano comprò la villa, che fu proprietà di Cristoforo Saliceti, che al tempo non era niente di più che una residenza di campagna. Così, Ferdinando IV affidò all’architetto Antonio Niccolini la costruzione di una nuova struttura che potesse ospitare degnamente la sua nuova consorte durante i suoi soggiorni estivi.
La costruzione,terminata due anni dopo in stile neoclassico, venne realizzata su due piani, con un corpo centrale di pianta rettangolare con portico coperto, al quale vennero successivamente aggiunte altre due ali perpendicolari. Il tutto immerso in un giardino con belvedere sul golfo, raggiungibile attraverso una scalinata in marmo a doppia rampa, arricchito con un gran numero di piante, grazie alla supervisione di Friedrich Dehnardt, allora direttore dell’Orto Botanico di Napoli. Qui, per accrescere la suggestività del luogo, lo stesso Niccolini realizzò una serie statue e finte rovine romane, in parte ancora esistenti, il Tempio Ionico, a pianta circolare delimitato da colonne, un teatrino all’aperto, delle serre, delle fontane e delle grotte per ospitare animali esotici.
Attraverso il suddetto portico, si accede agli interni. Qui, troviamo ampi saloni decorati con stucchi e marmi di ispirazione classica, gli appartamenti privati della corte, una sala da pranzo, una piccola cappella a pianta rettangolare, una sala da biliardo e una galleria, nella quale rimane visibile la decorazione in stucchi, le specchiere e la volta dipinta da Giuseppe Cammarano. Inoltre, per regalare alla moglie una proprietà ancora più vasta, Ferdinando IV acquisto anche un terreno vicino, dove fece costruire allo stesso Niccolini un’altra residenza, detta poi Villa Lucia, che venne collegata a Villa Floridiana con un ponte.
Nel 1825, alla morte del sovrano, la moglie eredità il suo regalo di nozze, ma, l’anno successivo, anch’ella morì, lasciando i suoi averi alla figlia Marianna, sposa di Nicola Serra, conte di Monte Sant’Angelo. Successivamente, la villa passò quindi alla famiglia Gerace, nelle persone del principe Giambattista Serra e, poi, del figlio Francesco, finchè, nel 1919, venne acquistata dallo Stato. Così, dal 1924, la struttura ospita un museo dedicato al duca della Martina.